A trip to America - part II (updated)

Avevamo promesso di tenervi informati, ma dall'America - benchè disponessimo di tutti gli strumenti necessari - è proprio mancato il tempo...

Da dove cominciamo...

Molti anni fa Hermand Costello (Del Castello) di origini capracottesi e sindaco di Burlington (NJ) tornò a Capracotta in occasione della festa di Santa Maria di Loreto. Era la prima volta che assisteva a questa festa e la mattina del 9 settembre fu invitato a dare un saluto dal palco alla piazza gremita di gente che stava riaccompagnando la Madonna al suo Santuario. Fummo molto colpiti allora dal fatto che nelle poche parole improvvisate in inglese e prontamente tradotte, volle parafrasare il famoso "veni, vidi, vici" di Giulio Cesare con un "siamo venuti, abbiamo visto, siamo stati vinti" da questo paese e dalla sua gente.
 E' questo il pensiero che correva nella mente quando davanti alla Chiesa di St. Paul a Burlington il 22 aprile scorso abbiamo incontrato il signor Costello e tanti tanti altri capracottesi d'America che stavano arrivando alla spicciolata per incontrare la delegazione di Capracotta e, tutti assieme, assistere alla Messa.
 Anche noi "siamo venuti, abbiamo visto, siamo stati vinti" dall'attacamento di queste persone per questo paese, la sua cultura e le sue tradizioni, dalla nostalgia struggente che accompagnava le loro parole in un dialetto "antico" o, nel caso delle generazioni successive, direttamente in un inglese sillabato nel tentativo di farci comprendere più facilmente cosa volessero dire.
Siamo stati vinti dal loro senso dell'ospitalità e dell'amicizia, dal loro essere onorati di averci loro ospiti quando noi non sapevamo e non potevamo esprimere l'onore che loro ci stavano dando con mille attenzioni e gentilezze.
 Siamo stati vinti dalla loro cordialità, da quel toglierci da ogni imbarazzo, dal discorrere e scherzare come se ci si conoscesse da una vita e non fossero trascorsi solo pochi minuti da quel "nice to meet you !"
Siamo stati colpiti dai loro sentimenti per l'Italia e dalla loro gioia quando avevano conferma da noi che l'Italia non è più il Paese che loro avevano lasciato e che, sebbene con i suoi problemi, è diventata essa stessa "terra promessa" per altre genti.
 Siamo stati felici per aver visto che si sono fatti onore, realizzati nella vita, "sistemati", con le loro famiglie e nelle loro belle case dove non mancano mai immagini, foto, dipinti di Capracotta fino a sconvolgere le leggi della prospettiva e raffigurare il paese visto da Monte Campo ma dove si vedono ancora sia Monte Campo che Monte Capraro ! Cose forse per noi banali ma che per loro hanno una grandissima importanza.

 "I could never imagine this could happen" (non avrei mai potuto immaginare che questo potesse accadere) ci dice Annette Zimmermann Sozio con le lacrime agli occhi: "in questa stessa chiesa nel 1914 fu battezzato mio nonno Americo ed oggi ci siamo ritrovati tutti qui a partecipare ad una messa officiata da sacerdoti capracottesi !". "Today we make history" (oggi facciamo la storia) le fa eco un'altrettanto emozionata Anna Bonfiglio e, finalmente in italiano, Ennio Di Bucci: "non siamo capaci di esprimere quello che proviamo; siamo felicissimi di avervi qui !"
Anche noi, Ennio, anche noi - stanne sicuro - non siamo stati e non siamo ancora capaci di esprimere i nostri sentimenti e la nostra felicità ! Vi possiamo solo dire che siamo fieri di voi e di come vi siete fatti onore nella società americana.

La Senatrice dello Stato del New Jersey Diane Allen con Joe Paglione e Antonio MonacoNel pomeriggio del 22, a Bristol (PA), in una sala grandissima ci ritroviamo a stringere centinaia di mani: persone di tutte le età, diversi giovani - americani - che non conoscono una parola di italiano, ma che sono lì con le loro famiglie anch'essi alla ricerca di quelle radici italiane, del loro passato.
 Il Sindaco di Bulrlington (NJ) Darlene Comegna Scocca con Monaco e Joe PaglioneNella sala campeggia un enorme tricolore con un "Ciao Capracotta". Giuseppe Paglione, instancabile organizzatore dell'incontro e della raccolta per il monumento, prende il microfono ed invita tutti ad alzarsi: dagli altoparlanti escono le note dell'inno di Mameli e poi, a seguire, dell'inno nazionale americano. Vogliono onorare la "loro" terra e quella che li ha accolti. Poi Giuseppe presenta ufficialmente la delegazione: siamo al centro dell'attenzione e tutti emozionati. Il Sindaco Antonio Monaco prende la parola, emozionatissimo, e ricorda come il seme per quest'incontro fosse stato gettato dieci anni prima con l'idea del monumento. Candido Paglione saluta a nome della Provincia di Isernia. Arrivano la Senatrice Diane Allen dello stato del New Jersey ed il Sindaco di Burlington, Darlene Comegna Scocca, anch'essa di origini capracottesi. C'è uno scambio di targhe ricordo. Purtroppo non possiamo consegnare quelle che avevamo fatto preparare perchè, per un inconveniente, sono ancora ferme in dogana.
 Durante la cena ognuno di noi cerca di capire le famiglie di origine di quante più persone può e lo stesso fanno i capracottesi d'America con noi: ritroviamo parentele insospettate, amicizie di famiglia quasi dimenticate, comunque tanto calore.
 Armando Bonfiglio, siciliano di Alia, marito di Anna Paglione è venuto dal Canada con il cognato Carmine Paglione per intrattenere tutti con la musica. Ha una bellissima voce mentre Carmine lo accompagna con la fisarmonica e le tastiere. Armando ha trasformato la sua nostalgia per l'Italia in versi e ci canta due pezzi che ha scritto (veramente ci ha portato un intero CD), il primo si chiama "noi emigranti" ed il secondo "festa a Capracotta". Una lacrimuccia scappa a tutti. Se ci autorizzerà saremo lieti di metterli qui a disposizione di tutti in formato MP3.
Girano per i tavoli ed intrattengono tutti. Carmine viene a sedersi e mentre sta gustandosi una bistecca, Armando lo chiama per suonare ancora: "watch my steak !" ci dice alzandosi, ma per fare alcune foto ci alziamo e non facciamo buona guardia alla bistecca che sparisce tra le mani del cameriere lasciando il nostro fisarmonicista a pancia semivuota... Sorry, Carmine ! Lui vive in Canada dall'età di due anni e mezzo ma ha un attaccamento "morboso" a Capracotta. Si informa dei prezzi e delle disponibilità di case: ne vorrebbe prendere una, il suo punto di riferimento in Italia.

 Antonio Di Campli, lo scultore che sta realizzando il monumento è un po' contrariato perchè, per un inconveniente tecnico, non può far vedere a tutti la presentazione Power Point che ha preparato sul monumento, ma l'imbarazzo dura un attimo. Dopo consegna a Giuseppe una formella con il bassorilievo del monumento con sullo sfondo Monte Campo e Capracotta: anche questo è un successo, molti chiedono se possono averne una copia...

Cerchiamo di raccogliere le notizie, i ricordi e le confidenze di tutti. Chiediamo ad ognuno di cosa si occupa, cominciamo a scambiarci biglietti da visita, numeri di telefono, indirizzi e-mail: sono quasi le 11 di sera, siamo entrati lì alle due di pomeriggio e sembra un attimo fa. Qualcuno comincia a salutare, domani è lunedì e gli impegni chiamano. "Let's keep in touch !" - "teniamoci in contatto !" sono le due frasi più ricorrenti in quei saluti.

...and don't forget who's takin' you home, And in whose arms you're gonna be...Armando e Carmine si cimentano con "save the last dance for me" ed un bimbo simpaticissimo sfugge alle braccia della mamma e si muove sinuoso ballando sulle note di Michael Bublé. Anche lui, quel frugoletto, è lì; probabilmente non si rende conto di nulla, ma forse è il segno che questo "ponte" continuerà anche con le generazioni future.

Facciamo qualche altra foto e anche per noi è ora di andare. Siamo stanchi ma felici.

 "la libertà non è gratis" (adesivo su una macchina)Nei giorni successivi i nostri amici ci fanno visitare un po' il loro Paese, poi si parte per il Canada. A dodici ore di viaggio, a Leamington, Ontario, ci aspetta un altra nutrita colonia di compaesani. Oltre a loro troviamo tanti altri molisani, soprattutto di Agnone, Villacanale, Belmonte, Poggio Sannita.  Leamington produce pomodori per tutto il nord America (basti pensare che la Heinz, famosa produttrice di ketchup ha sede qui !). Gran parte delle modernissime serre dove si produce questo "oro rosso" sono di proprietà di molisani.
Nella "Council Chamber" di Leamington con il SindacoIl Sindaco ci riceve nella "Council Chamber" e ci lascia un piccolo souvenir: un pomodorino stilizzato da attaccare alla giacca ed una penna.
 Il pomeriggio si ripete il "copione" già andato in scena negli Stati Uniti: la Messa e poi l'incontro con tutti davanti ad un buon pasto. Al "Roma Club" che ci ospita, ci attendono circa 250 persone. Anche qui gli inni nazionali, ma questa volta sono cantati dal vivo dal coro di Leamington formato per la maggior parte da italiani e con un costume "tricolore". Di nuovo le presentazioni, i discorsi, gli scambi di doni... a senso unico poichè i nostri sono ancora in dogana. Provvederanno gli amici a farli recapitare quando questa faccenda sarà sistemata.
Anche qui tante mani da stringere e tanto tanto calore.

Leamington (ON): sono talmente tanti che ai Paglione è stata intitolata una stradaArmando e Carmine sono a casa loro e chi li ferma più... A fine serata Carmine - pur non essendo il cantante ufficiale - non ha più voce ma sembra toccare il cielo con un dito per la felicità. Nella sala c'è sua moglie Cheryl, canadese doc, che non parla italiano ma si informa anche lei sulla possibilità di una casetta a Capracotta e due dei loro tre figli di circa vent'anni ciascuno: vogliono che parliamo in italiano corretto, non in inglese e nemmeno in dialetto: stanno imparando la nostra lingua e questa per loro è un'occasione ghiotta per fare un po' di pratica. Siamo lieti di assecondarli anche se le loro fidanzatine canadesi, che sono tagliate fuori dalla conversazione, ogni tanto sbuffano di noia, ma basta una carezza per rimettere le cose a posto. La "morbosità" di Carmine per Capracotta è stata contagiosa...

Di Campli scolpisce la pietra, qualcun'altro...i cocomeri!Saranno anche più "morbidi" della pietra, ma se sbagli non perdonano...Ancora sorrisi, battute, incontri, scambi di e-mail, "let's keep in touch"... E' mezzanotte, andiamo via tutti.
L'indomani mattina i primi saluti "irreversibili": salutiamo gli amici che ci hanno aperto le porte delle loro belle case e ci hanno ospitato con tanto calore. Non troviamo le parole giuste per ringraziarli, e invece, increduli, sentiamo che sono loro a rigraziare noi per essere andati a trovarli. Ci diamo appuntamento in Italia, alcuni a settembre, per l'inaugurazione del monumento, altri nel 2008 per la festa della Madonna.

 Sulla via del ritorno verso gli Stati Uniti, ultima tappa canadese ad Hamilton, Ontario, dove vivono Peppino, Silvio e Carmela Sozio con le loro famiglie. Hamilton è sulla strada per tornare nel New Jersey e Peppino ha "preteso" che ci fermassimo da loro. Con le loro famiglie abbiamo trascorso un'altra bellissima serata che non dimenticheremo facilmente.

Sono volati dieci giorni che ci hanno arricchito umanamente in un modo incredibile ed è ora di tornare a casa: dopo aver salutato tutti, con la solita premura ci accompagnano all'aeroporto di Philadelphia Giuseppe, Ennio, Mario, Cicciotto, John, Antonietta, Annamaria e Pasquale. Bruno, insieme alla moglie Linda, ci ha appena salutati perchè ha avuto un piccolo problema "idraulico" nella casa in Florida ed è dovuto partire precipitosamente.
Siamo in anticipo e scherziamo al check-in per far passare il tempo trattenendo l'emozione; eccoci al security check: ci salutiamo, qualcuno lascia un messaggio per i parenti a Capracotta, ci mettiamo in fila e loro restano lì ad osservarci mentre cominciamo a toglierci da dosso orologi, cinture, scarpe ed ogni altro oggetto metallico prima di passare al metal detector. Ci vogliono diversi minuti e sentiamo ancora le voci... Qualcuno di loro, forse, vorrebbe avere in tasca un biglietto per quel volo o essere al posto nostro... Passiamo il controllo e oltre quella porta non li vediamo più. Mentre continuiamo a camminare e dalle vetrate si intravede l'aereo, una mano scivola in tasca e si trova ad accarezzare uno dei tanti foglietti con nomi ed e-mail. Allora nel cervello risuona quella frase: "let's keep in touch".
We hope so, we have to!