Erasmo Iacovone, l'idolo di una città

Erasmo Iacovone, l'idolo di una città
 
di Giampiero Castellotti

 

TARANTO - Erasmo Iacovone nasce a Capracotta (Isernia) il 22 aprile 1952. Giovanissimo s’indirizza verso il mondo del calcio. Ha statura media, è fisicamente forte, ha un buon senso del gol e soprattutto un ottimo colpo di testa. Cresce nell’Omi Roma, dove debutta nel 1971 in serie D a soli 19 anni. Nella Capitale segna due gol in 25 partite. Nel novembre 1972 passa alla Triestina in serie C, 13 presenze senza reti. La stagione successiva è al Carpi, di nuovo in serie D, dove con 13 reti personali in 32 partite trascina la squadra alla promozione in C. Le due stagioni seguenti le trascorre a Mantova, serie C, dove segna complessivamente 20 reti in 66 partite. Nel 1976 ricomincia il campionato con il Mantova dove addirittura segna sei reti in appena 4 incontri.
Nell’autunno del 1976 se lo accaparra il Taranto in serie B. L’esordio in rossoblu con la maglia numero 11 avviene il 31 ottobre 1976. E’ la sesta giornata di campionato, c’è Novara-Taranto. I pugliesi sono sotto di un gol ma è proprio il neoacquisto Iacovone a pareggiare la partita con un colpo di testa. Chiude la stagione con otto gol in 27 partite, diventando presto l’idolo di un’intera città.
La stagione seguente è trionfale. Tutta Taranto, grazie soprattutto a Iacovone, sogna la promozione in A. La squadra pugliese è appena dietro all’Ascoli dei primati.
Dopo diciannove incontri il giocatore molisano è capocannoniere del torneo cadetto con nove reti (nessuna su rigore), in coabitazione con Pellegrini del Bari e Palanca del Catanzaro. La Fiorentina, serie A, s’interessa del bomber molisano, dopo che anche il Pescara si era fatto avanti, rinunciando poi per la richiesta troppo alta del club pugliese (400 milioni di lire).
Il 5 febbraio 1978 Iacovone, senza saperlo, gioca la sua ultima partita. E’ la ventunesima giornata del torneo cadetto. Il Taranto ospita la Cremonese: Finisce a reti inviolate con il centravanti rossoblu più volte vicino al gol ma fermato dalle parate del portiere avversario Ginulfi e da ben due salvataggi dei difensori sulla linea di porta.
La sera Iacovone è al ristorante “La Masseria”, a pochi chilometri da Taranto, nel Comune di San Giorgio Jonico. E’ passata da poco la mezzanotte quando esce dal locale e a bordo della sua Dyane 6 targata Modena imbocca una stradina e s’immette nella provinciale. Qui viene preso in pieno da una Gt 2000 a fari spenti che gli piomba addosso ad oltre 180 chilometri orari. Il conducente sta fuggendo da una volante della polizia. L’impatto è terrificante, Iacovone viene sbalzato fuori dall’abitacolo per oltre venti metri. E’ ormai senza vita. Lascia la giovane moglie Paola di Carpi, con cui è sposato da appena sette mesi. La moglie è ai primi mesi di gravidanza. Il dolore di un’intera città è immenso: tutti ricordano non solo il campione ma la sua umanità, il suo stile di vita riservato, il forte legame con le mura domestiche.
Ad appena due ore dalla tragedia, l’ospedale “SS. Annunziata” di Taranto viene preso d’assalto dall’intera cittadinanza. I funerali si svolgono martedì 7 febbraio, prima nella chiesa di San Roberto Bellarmino, quindi allo stadio “Salinella” (che poi sarà ribattezzato “Iacovone” appena due giorni dopo grazie al presidente del Taranto). Almeno 15 mila le presenze allo stadio, nonostante il giorno feriale e la pioggia copiosa sulla città pugliese.
Il 20 ottobre 2002 viene inaugurata in sua memoria, all’ingresso della curva nord dello stadio a lui dedicato, una statua in dimensioni naturali realizzata dallo scultore Francesco Trani, su volere del club “Tifo è amicizia”. Viene realizzata grazie alla vendita di 13 mila tagliandi da 1,50 euro l’uno.