"Afa" di Marco Rufini: ecco la "recensione" di Paolo Trotta

Come promesso, Paolo ha buttato giù quattro righe sul romanzo "Afa":

Un'emozione nuova, mai provata, ti attanaglia leggendo un libro nel quale viene descritto il paese natale di tuo padre, con tale dovizia di particolari che solo un paesano, un parente o chi ha trascorso le estati dell'infanzia in quei luoghi potrebbe tratteggiare così in dettaglio.
"Afa" dello scrittore Marco Rufini è un bel romanzo con una trama che interseca l'indagine del magistrato in pensione Franco Di Vito, capracottese, figlio del sarto Loreto, ai ricordi del'infanzia, alla città di Rimini, ai problemi dei figli che vivono a Roma.
Franco è in pensione, vive a Rimini, ha riaperto un caso ormai archiviato, ma torna con vari flash-back agli anni trascorsi a Capracotta, riflette sulle tristi vicende della sua infanzia e rievoca luoghi, situazioni, usanze.
Si passa dal "comenisce", dove le donne lavano i panni, al bar Bernardo, al bivacco notturno vicino al "cotturo", con la pezzata nel periodo della transumanza, al maiellese che tira da novembre ad aprile, alla cena al ristorante l'Elfo, ai tuffi nel Verrino in una fanciullezza dove si gioca a zombacavaglie, peschitte, sbirre e scutanne, pranzare con sagne e faciuol, cenare invece a faciuol e sagne, un piatto di bieta 'mbanicce, per finire con un pò di mucisca: nel libro c'è tutto questo e anche di più.
Fa continuamente capolino la Madonna di Loreto, Franco torna sempre per i morti, il ricordo della guerra e la disgrazia di un paese posto geograficamente sulla linea Gustav.
La casa Franco l'ha venduta dopo la morte del padre, capita l'occasione per ricomprarla: riaffiora, sottile un'altra ferita; non può non tornare alla mente la nostalgia dei nostri emigranti, figli adottivi di una seconda patria e che non vedono l'ora di tornare alla prima e lì morire serenamente.
Non potevo che soffermarmi sull'aspetto capracottese del libro, della trama non oso rivelare nulla, se non che è un romanzo ben strutturato, scorrevole, che si legge in un fiato ( e grazie tante, parla di Capracotta!).
Dopo "Addio alle armi" di Hemingway e "Sull'Oceano" di Edmondo De AMicis, credo che "Afa" di Marco Rufini, sia in assoluto il terzo romanzo dove compare Capracotta, ma se negli altri è una meterora, che appare quasi di sfuggita, qui ha un ruolo predominante, crocevia di affetti, ricordi e profonde riflessioni.
Marco Rufini riesce con maestria a dare risalto letterario a Capracotta, risalto dovuto ad uno scrittore umbro, dopo uno americano e uno ligure: come sempre, nemo propheta in patria!

Paolo Trotta